Il SAP NOW AI Tour Milan 2026 è stato un evento stimolante, che ci ha permesso, fra l’altro di avviare una riflessione su una questione che accompagna molti progetti di trasformazione: come fare sì che le imprese possano cogliere davvero le possibilità dell’intelligenza artificiale nei loro processi. Tradurre, insomma, quella che ormai è una narrazione nota in concretezza, sia dal punto di vista operativo sia, soprattutto, dal punto di vista di come guidare le aziende verso la comprensione e l’adozione.

La visione dell’autonomous enterprise, tema chiave di questa edizione, propone sistemi capaci di comprendere una richiesta, utilizzare le informazioni disponibili ed eseguire attività collegate fra loro. La sua applicazione richiede però di confrontarsi con il funzionamento di ciascuna azienda: sistemi gestionali già presenti, procedure consolidate, competenze e priorità di investimento.

Per noi di Clarex, portare questa nuova prospettiva alle imprese significa individuare interventi sostenibili, con obiettivi comprensibili e risultati verificabili. Un lavoro che richiede conoscenza della tecnologia e dei processi, insieme alla capacità di accompagnare le persone nei cambiamenti che ne derivano.

Il SAP NOW AI Tour Milan del 14 ottobre, al Superstudio Maxi, ci ha offerto l’occasione per affrontare questi temi anche grazie al confronto diretto fra addetti ai lavori. Per noi la partecipazione ha anche questo valore: riportare la discussione sull’innovazione tecnologica alle condizioni concrete in cui vengono adottate, attraverso la rete di relazioni che abbiamo costruito negli anni. Prima di proseguire, chiariamo meglio cosa si intende per autonomous enterprise.

team clarex a sap now 2026

Autonomous enterprise: che cosa cambia nei processi

L’autonomous enterprise è la visione con cui SAP descrive una realtà in cui applicazioni, dati e intelligenza artificiale collaborano per eseguire i processi aziendali. Gli agenti AI, per esempio, possono svolgere attività e coordinamento, all’interno di un sistema di regole, autorizzazioni e controlli. Le persone stabiliscono gli obiettivi, effettuano la supervisione e conservano il potere decisionale laddove sono richieste valutazione e responsabilità.

SAP racconta la sua visione, dove anche il rapporto con il software cambia: l’utente può esprimere un’esigenza in linguaggio naturale e il sistema coordina dati, applicazioni e agenti necessari a soddisfarla. Il passaggio più importante è ciò che accade dopo la richiesta. Per esempio, segnalare una discrepanza fra documenti può avviare un’attività che richiede il recupero delle informazioni collegate, il confronto dei dati e la proposta di una correzione. L’eventuale esecuzione deve rispettare le autorizzazioni e i passaggi di approvazione previsti.

Un esempio che ci aiuta a spiegare il rapporto fra autonomia e controllo. Quanto più il sistema interviene nei processi, tanto più occorre stabilire con precisione quali operazioni possa eseguire, su quali informazioni e in quali circostanze debba coinvolgere una persona.

Il punto di partenza è diverso per ogni azienda

La distanza fra questa prospettiva e l’adozione reale può essere molto variabile, anche all’interno della stessa azienda, in cui possono convivere posture digitali diverse. Un’impresa può avere una produzione ampiamente automatizzata e gestire ancora alcuni flussi amministrativi attraverso inserimenti manuali. Oppure disporre di un ERP evoluto, mentre una parte delle informazioni necessarie alle decisioni continua a essere raccolta e rielaborata su fogli di calcolo.

Sono situazioni che richiedono una valutazione dei singoli processi. Dove si genera il dato? Chi lo aggiorna? Quale sistema lo utilizza? Che cosa succede quando manca un’informazione o quando due applicazioni restituiscono valori diversi? Il compito che abbiamo scelto è quello di rendere l’innovazione chiara per i decisori e accessibile per le aziende, per offrire l’opportunità di cogliere i vantaggi competitivi senza che la soluzione tecnologica rimanga un esercizio di ricerca e sperimentazione.

Pensiamo, per esempio, alla verifica di una fattura rispetto a ordine e consegne. Un’automazione affidabile deve conoscere come vengono registrati questi eventi, quali riferimenti li collegano e come vengono trattate le eccezioni. È da questa analisi che dipende la possibilità di scegliere fra una regola automatica, un supporto AI o un’attività che deve restare affidata all’operatore.

ceramiche dal conca e clarex

Ceramica del Conca: quattro fabbriche, un modello di gestione condiviso

A SAP NOW abbiamo portato un’esperienza che rende concreto il tema dell’integrazione: il progetto di Ceramica del Conca, raccontato nello speech “Quattro fabbriche, un unico modello di gestione: la trasformazione di Ceramica del Conca con SAP”.

In questo progetto l’obiettivo era superare la frammentazione informativa fra stabilimenti distribuiti in Italia, San Marino e Stati Uniti e costruire una gestione comune capace di rispettare le specificità organizzative e fiscali delle diverse sedi.

Il post sul sito di Ceramica del Conca racconta questo percorso di integrazione dei processi e dei sistemi informativi dei quattro stabilimenti, con dati condivisi a supporto di produzione, logistica e supply chain. Un asset che il Gruppo indica anche come presupposto per successive applicazioni di Business AI.

Come si collega questa esperienza all’autonomous enterprise? Il legame risiede nei fondamentali, per rubare un termine al gergo sportivo: una gestione coerente dei dati e delle attività rende possibile valutare forme di automazione più avanzate. L’esperienza di integrazione è quindi un passaggio concreto e imprescindibile del percorso, sul quale costruire le evoluzioni successive.

Portare l’autonomous enterprise nei progetti aziendali

Il confronto diretto con le aziende è fondamentale per le aziende come Clarex che si occupano di portare innovazione, perché solo così possiamo capire cosa serve per concretizzare l’adozione di soluzioni innovative. In questo caso, abbiamo avuto conferma di quanto sia importante spiegare il rapporto fra una tecnologia e il problema che può risolvere. Di fronte a molte proposte sull’intelligenza artificiale, chi deve decidere un investimento ha bisogno di capire quale attività cambierà, quali persone saranno coinvolte e quali dipendenze esistano dai sistemi già presenti.

Il primo passaggio consiste nell’individuare un’attività sulla quale intervenire e comprenderne le dipendenze. Da qui si può definire il perimetro del progetto: quali dati utilizzare, quali sistemi coinvolgere, quali operazioni affidare all’automazione e quali affidare all’approvazione umana. Una verifica circoscritta permette di valutare il risultato prima di estendere l’intervento ad altre attività o funzioni aziendali.

La proposta deve essere comprensibile anche nelle sue conseguenze operative. Se un intervento automatizza un controllo, va chiarito come vengono gestiti gli errori. Se utilizza informazioni provenienti da più applicazioni, serve stabilire chi garantisce l’aggiornamento. Se modifica il lavoro di un gruppo di persone, formazione e affiancamento devono trovare spazio nel progetto.

Anche la valutazione dei risultati va definita in modo analogo, con un occhio di riguardo alla concretezza. Il tempo necessario per completare una verifica, il numero di passaggi manuali o la quantità di eccezioni da gestire possono aiutare a misurare il cambiamento. La scelta dell’indicatore dipende dal problema affrontato e richiede riferimenti iniziali con cui confrontarsi.

Le relazioni hanno un valore sempre più importante

SAP NOW è anche l’occasione per ritrovare clienti, colleghi e persone con cui condividiamo un’esperienza professionale. Il piacere dell’incontro condivide spazio e opportunità con la possibilità di approfondire un’esigenza, chiarire un dubbio e confrontare punti di vista che nel lavoro quotidiano non sempre trovano le stesse occasioni.

La qualità delle relazioni ha un effetto sul modo in cui si costruiscono i progetti. Conoscere un’azienda significa comprenderne le priorità, i vincoli e la disponibilità ad affrontare un cambiamento. L’ascolto, soprattutto di quello che rischia di rimanere “fra le righe” nelle comunicazioni più istituzionali, aiuta a proporre interventi coerenti con ogni tipo di specificità e a spiegare perché alcune scelte debbano precederne altre.

Dall’edizione 2026 di SAP NOW portiamo quindi innovazione tecnologica e la conferma del nostro impegno: individuare, insieme alle aziende, modalità e strumenti che rendano applicabile quella prospettiva. Per alcune il prossimo intervento riguarderà l’integrazione dei dati; per altre sarà possibile introdurre un’automazione o sperimentare un agente AI su un processo definito. Portare l’autonomous enterprise nell’impresa italiana richiede questa capacità di traduzione: collegare le possibilità della tecnologia a un’attività reale, stabilire le condizioni per utilizzarla e verificarne gli effetti sul lavoro.

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